Pizzo Forno : Traversata Chironico Dalpe con passaggio dalla Capanna Campo Tencia.
Devo dire che scegliere il momento opportuno per realizzare alcuni itinerari è diventato sempre più complicato, far coniugare sicurezza con il desiderio di sciare, in ambienti suggestivi, ripidi pendii in neve polverosa è sempre stato difficile, ma negli ultimi anni mi pare che l’astina si sia ulteriormente alzata. La confidenza che mi fece un rifugista Svizzero, molti anni fa, senza giri di parole permeate da ipocrisia suonava più o meno così: “se vuoi realizzare una gran sciata su neve polverosa in ambienti grandiosi devi assumerti qualche rischio”, benché pensassi che questo principio fosse del tutto irrazionale non potevo negare che ci fosse un fondo di verità. Il progetto che intendevo realizzare questa settimana purtroppo sembrava proprio fondarsi sul “principio” del Rifugista; la scorsa settimana ha nevicato a più riprese apportando una quantità di neve considerevole a Sud delle Alpi, la finestra di bel tempo utile per fare un bel giro prendeva lo spazio di mercoledì e giovedì; il tempo per permettere al manto nevoso di assestarsi sui pendii a nord sopra i 2500 era troppo breve, che fare? Il Campo Tencia per un itinerario parzialmente nuovo non potevo bruciarlo con leggerezza, quindi ho optato per un itinerario comunque superbo con delle piccole novità e che avrebbe potuto darmi ottime indicazioni per provare quel che avevo in mente nel giro di pochi giorni. Ecco che propongo ai miei sempre disponibili compagni di avventura la doppietta Pizzo Forno e Campo Tencia in traversata dormendo mercoledì alla capanna Sponda. Il progetto era comunque ambizioso e la fattibilità dipendeva molto dalle condizioni della neve e dal nostro stato di forma. La salita in Capanna seppur faticosa si è svolta sotto i migliori auspici, ambiente solitario e gradevole, nel cielo sul villaggetto Monte di Cala ci ha persino fatto visita una bella e giovane coppia di aquile. La salita del giorno seguente al Pizzo Forno ci ha sorpreso per lo splendido ambiente, grandi spazi delimitati ad Est dal Pizzo Penca, Soveltra, Piodisc e Barone, mentre a Sud si sviluppa l’articolata cresta che va dal Pizzo di Piancoi al Pizzo del Laghetto e al Passo di Piatto su cui è tracciato l’itinerario Nicola Balestra tappa della splendida “Via Alta della Verzasca”. Gli ultimi 150 m di dislivello per il Passo Ghiacciaione mi traggono in inganno salgo un ripido pendio troppo a sinistra e perdiamo oltre mezz’ora per giungere al Passo, rinunciamo alla Cima del Forno per non perdere ulteriore tempo, la traversata per il Campo Tencia è prioritaria. Però i pendii a Nord per la discesa verso ill Boc di Comasnè sono stati interessati da grandi fronti valanghivi, lastroni di neve di grandi dimensione hanno invaso parzialmente i pendii dove solitamente si traccia il percorso sciistico; in precedenti salite alcuni passaggi non li avevo considerati a rischio, ma la tipologia della neve può sovvertire ogni certezza. Purtroppo la sensazione è che la possibilità di ulteriori distacchi non sia remota, scendiamo con prudenza in una neve fantastica, in tutti noi si mescola tumultuosamente un coktail di inquietudine e meraviglia, la natura qui è più selvaggia che mai. Non so più se riusciremo a concatenare il Pizzo Campo Tencia, intanto metto in fila i pensieri e cerco di essere il più leggero possibile come se volessi rendermi invisibile e non diventare l’innesco per far esplodere la potenza di questo apparentemente inoffensivo manto nevoso. Attraversando alcune aree svalangate mi è chiaro che si è trattato di scivolamento di lastroni soffici che però possono trascinarti in caso di attraversamenti di zone ripide magari esposte su salti rocciosi. Non è il giorno giusto per provare certi passaggi, il rischio lo contemplo sempre nelle mie scelte, ma deve essere gestibile e possibilmente non superare una certa soglia. Continuiamo la discesa per il Boc di Comasné, sciamo anche il tratto chiave cosa che non avevo mai fatto in precedenza, anche ai piedi delle cascate ci sono residui notevoli di valanga costituita da neve più compatta. L’ambiente è sempre molto suggestivo ed un po’ inquietante, il canalino Giovanelli è in ottime condizioni. I pendii del Campo Tencia non apparivano, mentre li osservavo scendendo, molto svalangati e questo non so se considerarlo un segnale positivo o negativo. Rinunciamo con rammarico al Campo Tencia che da qui sarebbe lungo, è già mezzogiorno siamo a 1800 m ca. di altitudine troppo tardi per l’itinerario classico vista la stagione; decidiamo comunque di andare a far visita alla Capanna Campo Tencia per berci magari una bevanda fresca e rivedere l’attacco dell’itinerario che percorsi durante la mia prima salita al Tencia nel lontano 1997. Un grande grazie ai miei compagni disposti come sempre anche ad accettare un fallimento seguendo le mie talvolta troppo ambiziose proposte. Osservazioni sulle Difficoltà: Rivisitando il versante N del Pizzo Forno dopo molti anni e quindi con un “data base” di informazioni più consistente non posso esimermi dal fare alcune osservazioni sulle difficoltà dell’itinerario. La prima considerazione d’obbligo è sul percorso in traversata che come generalmente tutti gli itinerari di questo tipo innalzano il grado di difficoltà; in questo specifico caso dovendo trovare arrivando dall’alto un passaggio piuttosto delicato e non intuitivo per entrare nel Boc di Comasné, passaggio posizionato al termine di circa 900 m di dislivello di discesa non banali è ovvio che può mettere alla prova l’autocontrollo dello scialpinista in caso di difficoltà di orientamento (diverso sarebbe se il passaggio chiave fosse dopo 100 m di discesa e quindi possibile una ritirata sui propri passi senza eccessive preoccupazioni). Il passaggio del Boc di Comasné diventa più o meno facile alpinisticamente in funzione della quantità e qualità della neve presente; personalmente lo preferisco ben innevato e di fatto l’ho affrontato sempre in queste condizioni. Naturalmente con tanta neve lo si può anche “sciare” però se si opta per questa opzione bisogna sapere che 3.3 della scala “Volo” è un po’ stretto come pure potrebbe esserlo l’S4 della Traynard, anche il grado E potrebbe pendere più verso E3 che E2, sicuramente non E1. La sintesi di queste considerazioni è che se si vuol sciare per intero il pendio N del Forno realizzando il tutto in traversata la difficoltà più appropriata è perlomeno: 4.1, E2; S4, D-. NOTE: Alcune foto sono di Miki e di Abe.
In questa regione ha nevicato abbastanza riportando l’ambiente in condizioni pseudo invernali; salendo alla Sponda abbiamo calzato gli sci a Monte di Cala m 1469, ma era già presente sulla mulattiera da quota 1370 ca. Sul sentiero tra Monte di Cala e la Capanna non era di gran qualità, buona per salire, ma da sciare in discesa sconsigliabile vista anche la tipologia del terreno, bosco ripido accidentato. Dalla Capanna al Passo di Ghiacciaione in via di trasformazione, ma crosta ancora sottile e certamente fastidiosa in discesa sui tratti poco inclinati, sicuramente meglio sui pendii più ripidi. Versante N polvere eccezionale soprattutto sui versanti molto ombreggiati, sulle contropendenze già interessate anche solo da brevi momenti di soleggiamento la neve era crostosa e poco sciabile. Nel tratto di bosco sotto la capanna Campo Tencia fino a Sgnoi alternanza di neve dura e farinosa. Da 1650 sino a Dalpe dura sul sentiero e morbida sui Prati Gera. Dal punto di vista valanghivo situazione con ancora qualche criticità; sui versanti esposti al sole la maggior parte degli scaricamenti sembrava fosse già avvenuto con volumi non molto grandi, ancora possibili scaricamenti da versanti rocciosi oltre i 2400 m di quota. Più complicata la situazione sui pendii a Nord; sui pendii del Pizzo Forno fronti molto importanti di placche soffici si erano già scaricati probabilmente in maniera autonoma cioè senza sollecitazioni esterne. Piuttosto inquietante aver verificato i pendii coinvolti dagli scaricamenti proprio sul percorso di salita, si trattava di placche di neve soffice e non lastroni da vento molto coesi, ma pur sempre pericolosi. La neve sulla dorsale del passaggio chiave di accesso al Boc di Comasné era consistente nello spessore e relativamente sicura, ma con gli sci in più di un’occasione si grattava con le lamine sulle placche rocciose. Molto buono l’innevamento del conoide sopra la Capanna Campo Tencia (nessun svalangamento) dove passa l’itinerario al Tencia per il ghiacciaio Piccolo di Crozlina. Tolti gli sci in discesa a Dalpe.
1°gg) 4 h e 15 min ca. di sola salita compreso soste; 2°gg) 4 ore complessivamente di sola salita compreso soste e ripellata per raggiungere capanna Campo Tencia.
Una due giorni di tempo eccezionalmente bello, mai troppo freddo sui versanti a Nord, piuttosto caldo sui versanti al sole già dal primo mattino, aria comunque in taluni momenti frizzante. Visibilità ottima, cielo terso e assenza di vento.
Il locale invernale della Capanna Sponda è sobrio, ma molto funzionale, non manca nulla e ben tenuto. Come ho già consigliato alla gentilissima sig.ra Rossetti che gestisce le prenotazioni sarebbe gradevole poter accedere alla veranda chiusa, ma ben finestrata che in inverno beneficerebbe di una temperatura gradevole grazie ad un probabile “effetto serra”.