Gran Zebrù : per la Val Cedec (quota 3495)
Una volta valutato di andare in Alta Valtellina per un'uscita infrasettimanale, Alessio, con una certa attitudine ad andare sempre al punto e a non fare gite interlocutorie, mi ha immediatamente proposto di andare al Gran Zebrù. Pur inizialmente titubante rispetto ad una gita ambiziosa per impegno fisico e tecnico, mi sono poi convinto dopo aver sentito il parere del custode del Rifugio Pizzini, interpellato via telefono sulle condizioni. Parlare della bellezza del bacino dei Forni e della Valle di Cedèc è chiaramente superfluo. Si tratta di un luogo mitico dello scialpinismo primaverile e, nonostante l'affollamento di sciatori da tutte le Alpi, conserva un fascino indiscutibile. All'ampiezza degli scenari, si unisce la certosina rete di tracce che anche in una giornata infrasettimanale, ricamano ogni pendio ed ogni sua variante. Non è certamente il fascino della solitudine e dei luoghi appartati, ma è uno spettacolo, in gran parte naturale e in minima parte umano, che mi colpisce.
La giornata, con repentini e mai decisivi cambi meteorologici, ha giocato a portarci ogni mezz'ora dal peggior pessimismo al più incauto ottimismo. Passati al Pizzini per un caffè, sembrava fatta: le nuvole lasciavano le cime del Cevedale e del Pasquale e parevano levarsi anche dal Gran Zebrù. Sotto il Collo di Bottiglia, al contrario, ci trovavamo in un mezzo bicchiere di latte. Guadagnato il pendio est con gli sci nello zaino, abbiamo avuto una manciata di minuti per valutare le condizioni del versante nella sua interezza, con il più beffardo dei momenti di sole. Dopo un breve tentativo di salita vicino alle rocce e un consulto con la velocissima coppia di scialpiniste francesi (vincitrice di Mezzalama e PDG a detta del rifugista) che ci precedeva di qualche metro, abbiamo rinunciato a proseguire, per via di uno strato ventato difficile da valutare, a maggior ragione tra le nuvole che di nuovo avvolgevano la cima.
Siamo velocemente scesi dal canale, ben sciabile su neve molle ma non eccessivamente sfondosa, e ci siamo goduti il sole, che mai aveva lasciato il resto della valle, sui morbidi e divertenti pendii sopra al rifugio.
Itinerario, nella sezione da noi percorsa, in buone condizioni. Neve fin dal parcheggio e generalmente ottima da sciare (sottile strato di neve morbida leggermente cotto). Canale di accesso al pendio superiore facile da salire e da sciare, anche se non pienissimo.
Sul pendio superiore il vento ha soffiato in maniera trasversale creando una situazione che, insieme alla visibilità scarsa, ci hanno spinto a non effettuare il traverso iniziale. Può darsi sia stato un eccesso di prudenza, ma la somma dei due fattori è stata decisiva.
Il cielo si è aperto e chiuso più volte nel corso della giornata. Unica costante una nuvola sulla cima del Gran Zebrù
Rifugio aperto, rifugista disponibile nel condividere informazioni sugli itinerari quando lo abbiamo contattato telefonicamente la sera prima