Chamanna da Boval: Da Diavolezza per la Fortezza
Dopo tre settimane senza sciare e di ritorno da alcuni giorni ben lontano dalle Alpi, avevo tanto una gran voglia di tornare a fare scialpinismo, tanto il timore di essere in una forma più che scadente. Con Didi, eravamo rimasti in accordo di organizzare una due giorni da qualche parte che, in qualche modo, suggellasse la sua seconda stagione di scialpinista.
Il gruppo del Bernina, negli ultimi giorni di apertura della funivia del Diavolezza, permetteva di fare un primo giorno con dislivello contenuto, evitando avvicinamenti troppo dispendiosi e garantendo anche una buona dose di discesa e offriva, come sempre, uno dei paesaggi glaciali più belli delle Alpi.
Come sospettavo, nonostante la scelta di un itinerario piuttosto tranquillo per arrivare alla capanna, il caldo, la quota e lo scarso allenamento mi hanno fatto soffrire oltre misura. La risalita al rifugio per la morena, fatta stupidamente senza sci, è stato il colpo di grazia alla mia giornata. Tutta questa stanchezza però ha contribuito forse a farmi passare una delle notti in rifugio meno travagliate della mia vita.
Le condizioni sono la media tra le condizioni tutto sommato buone del ghiacciaio, su cui si passa agevolmente senza crepacci, e la neve tutt'altro che divertente da sciare per buona parte dell'itinerario, poiché la trasformazione del manto è avvenuta solo in parte e i numerosi passaggi, insieme alla crosta non portante, rendono la sciata piuttosto faticosa.
Per scendere sul Vadret Pers sono necessari alcuni togli e metti per via della poca neve. Ugualmente, la risalita della morena per la Chamanna da Boval obbliga a togliere gli sci e a procedere tra i sassi in qualche punto.
Presa la funivia delle 8.40, arrivati con calma al rifugio alle 14
Sereno, piuttosto caldo, senza vento
Rifugio ben gestito e molto funzionale. Gestori gentili.