Piz Zupò : Per il Vadret da Morteratsch

Avevo chiesto a Didi nei giorni precedenti, un po' scherzando, di decidere dove andare in questi due giorni e lui, vedendo il bel report di MaurizioDZ -che ringraziamo- mi aveva proposto di andare allo Zupò. Io sono storicamente restio a percorrere itinerari su ghiacciai così articolati, per un vago timore reverenziale e l'idea di trovarmi in un ambiente molto diverso dal solito. Ho pensato però che fosse il momento giusto per fare "un passo avanti" e superare la diffidenza con un itinerario molto frequentato, almeno nella sua parte in comune con il Bernina e piuttosto semplice in termini alpinistici.

Inoltre, l'idea di raggiungere una cima che rimane qualche metro sotto i fatidici 4000m, mi sembrava si accordasse con un certo spirito ironico e poco da conquistatore delle vette e vincitore dell'Alpe che mi illudo di provare a conservare in montagna.

La gita si è svolta senza intoppi ed è stata, vista la neve tutt'altro che eccelsa, soprattutto un bellissimo viaggio in un ambiente glaciale a cui non siamo del tutto abituati. La vista dalla cima sull'enorme e articolato versante sud del gruppo ha, come sempre, avuto l'effetto di far volare i pensieri -questi forse sono davvero arrivati ai fatidici 4000m- verso improbabili traversate e itinerari che difficilmente percorreremo, ma questo stanco sognare, annebbiato dalla quota e dall'entusiasmo, mentre si guarda il paesaggio srotolarsi in basso, tra altre cime, creste scure, ghiacciai e valli già verdi è tra i momenti di più limpida gioia dello sci d'alpinismo.

Bisogna fare un distinguo tra le condizioni per effettuare la gita in senso stretto e le condizioni sciistiche in discesa.

Dalla capanna si scende una cinquantina di metri a piedi tra pietre e neve rigelata, prima di calzare gli sci. Si sale abbastanza agevolmente su tutto il percorso (molto tracciato) e non ci sono passaggi delicati sul ghiacciaio. La parete ovest dello Zupò si risale abbastanza facilmente con i ramponi su neve variabile, che offre sempre un buon grip.

In discesa, si trova un certo campionario di croste non portanti, sezioni di vecchie tracce rigelate, qualche decina di belle curve in simil polvere e, scegliendo con molta cura le esposizioni, alcuni bei tratti di neve trasformata. In generale, una sciata che definirei poco brillante, soprattutto per l'assenza di continuità.

Con gli sci si arriva esattamente al termine della lingua glaciale.

Partenza ore 4.30, cima ore 10.30

Buon rigelo notturno, brezza leggerissima, sereno e abbastanza caldo