Scaglie del Pizzo Sassello (q.2070): da Nante con discesa su Stalvedro
Posso dire, ormai all'ennesimo caso simile, che il Ticino è per me il luogo d'elezione delle cantonate di inizio stagione. Anche questa volta, rispettando quella che per me è ormai una tradizione, ho imbastito una gita tremenda nel cantone "più italiano" della Svizzera.
Volendo sciare anche il sabato sotto nevicata e volendo evitare gli itinerari classici nei boschi percorsi tante volte, ho pensato che valesse la pena perlustrare la zona nelle immediate vicinanze degli impianti di risalita di Airolo, che tante volte ho osservato dal versante opposto.
Pensavo, stupidamente, che traversare da Nante verso il Passo Sassello ci avrebbe consentito di stare riparati dal vento, in un bel bosco e con la possibilità di sciare con una certa continuità fino al fondovalle, che le stazioni meteo davano decentemente innevato.
Arbusti e grossi massi, uniti alla molta neve fresca hanno trasformato questa gita più che innocua dal punto di vista altimetrico in un'autentica battaglia con l'alpe tanto che superati di poco i 2000m di altitudine, abbiamo dovuto cominciare la discesa poiché sopraggiunto il tempo limite.
L'idea di fare una traversata, con condizioni di innevamento così incerte, è stato un errore macroscopico, ma la non sciabilità dell'itinerario di salita (un lungo traverso in un bosco fitto), mi ha spinto a sottostimare le incognite della discesa. La discesa si è svolta dapprima in campo aperto, ma con troppa neve per sciare con profitto, poi nel tipico labirinto di arbusti dell'area del Gottardo ad inizio stagione, successivamente in un'abetaia con scarsa copertura nevosa e infine per belle radure punteggiate di edifici nelle quali si è raccolto una dozzina di curve gradevoli.
Dicevo scendendo, del tutto sconsolato, che se la giornata non avesse previsto di sciare, sarebbe stata tutto sommato una bella escursione a piedi.
Giunti all'enorme area di lavorazione del materiale proveniente dallo scavo della seconda canna del tunnel del Gottardo, la beffa finale: il ritardo accumulato scendendo a passo d'uomo, ci ha fatto perdere l'ultimo autobus per Nante. A coronamento di una giornata così zeppa di errori da parte mia, abbiamo perciò camminato dal bivio per la Val Bedretto fino Nante, nell'oscurità e con gli scarponi ai piedi. Per me forse una punizione giusta, per la stupidità con cui ho programmato la gita, per il povero Didi forse un monito: "scegli meglio le persone con cui andare a sciare"
Troppa neve per salire, troppa poca per scendere. Con questo apparente paradosso si possono riassumere le condizioni trovate. Entrando nello specifico si può dire che la risalita nel bosco è resa molto faticosa dalle grandi quantità di neve nuova (non meno di 70cm in alto), su un terreno estremamente accidentato e sconnesso. Gli ontanelli obbligano a numerose acrobazie salendo e la neve nuova, che poggia direttamente al suolo, tende a scivolare. La progressione avviene "in trincea" con enorme difficoltà.
In discesa, la neve nella parte alta, pressata dal vento, è piuttosto lenta ed obbliga a puntare la massima pendenza. Con un po' di velocità, risulta comunque gradevole da sciare per brevi tratti. La copertura nevosa, come detto, non permette in questo momento di districarsi facilmente nella fascia di arbusti che circonda il torrente, impedendo una sciata fluida nel tratto mediano. Il tratto tra Cascina di Prato e Camperitt avviene in un'abetaia piuttosto fitta. Come spesso accade in questi casi, il tipo di foresta riduce tantissimo la neve al suolo, e il bosco risulta quasi insciabile in questo momento. Le radure inferiori, innevate con 20-30cm di neve, sono risultate la parte più godibile dell'itinerario.
8 ore in totale, per via della lunghissima e laboriosa discesa, dovuta alle condizioni scadenti.
Cielo coperto con nevicata in corso poco incisiva