Cima di Bonze : Versante SE - Da S. Maria

Mancavo da questo vallone dall’8 febbraio del 1997, mentre salivo lungo la strada scivolando sugli sci i pensieri che mi passavano per la testa mi sembrava un campionario di banalità, mi chiedevo se mi sarei potuto immaginare che sarei tornato qui dopo ben quasi 6 lustri, o peggio se dopo tanto tempo fossi stato ancora in attività, lo sci alpinismo mi avrebbe intrigato ancora se fossi stato in grado di praticarlo? Tra una riflessione e l’altra sono sbucato sul grande piano in località Le Capanne e il software dei ricordi si è riacceso non lasciandomi dubbi nell’individuare l’itinerario verso la Cima di Bonze la gita più significativa di Scalaro, ero salito allora in uno stato di salute un po’ precario, ma nonostante tutto non rinunciai al concatenamento con la Cima Cavalcurt attraverso il colletto di Valbona; mentre salivo mi dicevo rinuncia all’esercizio dei ricordi, a guardare indietro, semmai guardati intorno e goditi una volta ancora questi preziosi momenti, esprimi il meglio che puoi nel gesto della discesa, non credo che fra sei lustri potrai ancora farlo. Intanto cercavo di mettere ordine nelle immagini stemperate del passato, molto accattivante mi era sembrata la parte alta dell’itinerario ed il giudizio non è cambiato ed anche il fascino di salire cime innevate a ridosso della pianura rimane sempre intatto anche se sempre più rare sono le opportunità di poter trovare le condizioni. La Cima di Bonze, per l’occhio allenato, si distingue bene verso nord transitando sulla Milano Torino, le sue striature rocciose sono un sigillo inconfondibile quasi pare di distinguere il cengione che consente l’accesso all’edificio sommitale. Oggi non mi fido a percorrere gli ultimi 150 m di dislivello questo vento può aver creato pericolosi accumuli, peccato dalla sommità è visibile un lungo tratto della catena Alpina. Sarà per la prossima occasione.

Innevamento sufficiente a partire da quota 1150 grazie alla presenza della strada altrimenti il bosco risulterebbe insciabile; da quota 1250-1300 prati coperti con uno spessore di neve tra 1 20 e 30 cm, ma in discesa bisogna porre attenzione a pietroni solo leggermente coperti; da quota 1400 progressivo aumento dello spessore del manto nevoso che sopra quota 1700-1800, complice i probabili accumuli da vento, ho riscontrato altezze superiori al metro. La qualità era discreta, a farina leggera si alternavano tratti con neve più coesa, ma morbida e qualche piccola placca dura creata dall’azione del vento; vento che ha soffiato per tutta la giornata soprattutto da quota 1600 ca., in su prima in modo discontinuo (mentre su cime e creste non mollava mai) poi in maniera sempre più continua spostando notevoli quantità di neve e “scolpendo” la superficie del manto rendendolo spesso molto irregolare. La situazione valanghe con il trascorrere delle ore a causa del vento sembrava diventare più delicata, in realtà sull’itinerario tranne il pendio sotto la cima non ha punti critici o sezioni dove non si possa tracciare un itinerario piuttosto sicuro, ma ritengo che in genere nella zona su pendii a rischio esposti alla formazione di placche di grande dimensione nelle ore successive i punti pericolosi potrebbero aumentare considerevolmente.

4 ore per la sola salita compreso soste.

Giornata splendida e non fredda, ma già dal mattino le cime erano sovrastate da turbolenti pennacchi di neve segnale inequivocabile di vento forte almeno sopra i 2200 m di quota, verso le 11:00 raffiche piuttosto fredde si abbassavano anche sotto i 1700 m.