Traversata Oberalppass - Gurtnellen passando per la Fuorcla da Giuv

Se le traversate sono il modo più brillante di fare scialpinismo, le traversate dalla Surselva alla valle della Reuss, ne rappresentano un sottogenere di assoluto culto nelle Alpi Centrali. Tra i luoghi che ho frequentato, poche volte mi è sembrato che due luoghi piuttosto vicini, e due versanti della stessa catena di cime, avessero un'atmosfera tanto diversa. Da un lato, il sole, gli spazi aperti, i pendii dolci della valle grigionese, dall'altro il buio assoluto, gli alpeggi remoti e inquietanti, i dirupi fino a quote misere, gli intagli stretti e le infrastrutture che spesso si sentono ben prima di mostrarsi e una certa mancanza di idillio alpino che caratterizza il versante urano delle Alpi.

Sciare in questa parte delle Alpi, diciamo un Gottardo allargato è indubbiamente bellissimo anche per questo motivo, oltre che per la presenza di una grande quantità di itinerari di livello assoluto. Come per la Meiental, provo per questo territorio in egual modo un senso di attrazione e repulsione, dovuto ad un costante senso di inquietudine che queste montagne mi trasmettono.

Negli ultimi giorni, accesasi la possibilità di sciare il magico pendio che si srotola a nord della Fuorcla da Giuv, sono stato tormentato da un doppio sentimento. Non avendo una guida cartacea della zona e non essendo l'itinerario particolarmente descritto nei vari portali che frequento, l'idea di non essere alla portata della gita mi turbava. Allo stesso tempo, virare su un altro progetto mi sembrava un'ingiustificabile ripiego, dovuto più al troppo rimuginare che a delle motivazioni oggettive.

Quando, pochi metri sotto il Brichplanggenstock, ho perso l'equilibro scivolando per qualche metro e ho visto lo sci sinistro involarsi per il pendio fino a scomparire diverse centinaia di metri più in basso, ho pensato che i pensieri che mi vagavano per la testa non fossero così peregrini. Mi dicevo, mentre con uno sci solo faticosamente raggiungevo Davide più in basso che gentilmente aveva recuperato il mio attrezzo fuggito, che in fondo sono probabilmente fuori posto su itinerari vagamente più seri della massa e che forse, ora che ho superato anche i trent'anni, debba forse ridimensionarmi e accettare un livello di aurea mediocrità sciistica. Fortunatamente, sono tanto pessimista quanto di umore volatile e l'incontro con un gruppo di scialpinisti zurighesi con il nostro stesso obiettivo mi ha fatto desistere dall'abbandonare la gita in quel momento (e accogliere, con superstizione, il segno nefasto ) e mi ha spinto a riguadagnare il ripido pendio perso a causa del piccolo incidente.

Difficile poi raccontare l'emozione di sciare questo pendio, tra enormi nuvole e sprazzi di azzurro. Con eccesso di entusiasmo, ho pensato subito che fosse una delle discese più belle mai fatte, per la perfetta continuità del pendio e l'ambiente maestoso e remoto. Ma anche a qualche giorno di distanza penso che, sebbene non sia altrettanto lunga, non sfiguri con le traversate in Maderanertal per lo Staldenfirn o per la Steintal.

Come detto, l'abbiamo percorsa insieme ad un gruppo di altri scialpinisti e abbiamo notato che un'altra manciata di sciatori l'aveva percorsa nei giorni precedenti. Mi chiedo però come mai non sia annoverata tra le più belle discese della zona e non sia così nota, almeno in ambiente italiano. Per la mancanza di una cima di prestigio a corredo? Per il lungo rientro e la complessità logistica? Ad ogni modo, è una delle rare gite che sogno già di percorrere una seconda volta.

OSSERVAZIONE RISPETTO AL GRADO DI DIFFICOLTÀ Nella sua relazione del marzo 2005, Edoardo Satiro propone come difficoltà sciistica puntuale S5, aggiungendo che probabilmente in condizioni diverse si possa avere un'impressione differente. Rispettando enormemente la sua opinione, propenderei tuttavia per abbassarla ad S4. Mi sembra l'inclinazione arrivi a stento a 40° nella parte alta (anche studiando la CNS) con un innevamento nella norma (qualche sasso spuntava qua e là) e l'esposizione non mi sembra un fattore in grado di alzare di un grado la valutazione. Certamente, rimane un itinerario non banale (come ho potuto sperimentare con la mia scivolata), ma sempre nell'ambito dello scialpinismo classico.

L'itinerario è in buone condizioni. Il traverso potenzialmente pericoloso nella Val Val non presta particolari problemi: non si rischia di scivolare, né sembra presentare pericolo di valanghe. La risalita del pendio ripido sotto la Fuorcla da Crispalt è in generale agevole, ma con una neve leggermente variabile a seconda dell'inversione. Ne ho fatte le spese a quota 2900m, scivolando per disattenzione per alcuni metri e perdendo uno sci, scivolato circa 300m di dislivello più in basso (obbligandomi perciò ad una discesa scomoda con un solo attrezzo e ad un dislivello extra).

La discesa dalla Fuorcla da Giuv è in ottime condizioni. Nella parte più ripida si deve fare attenzione a qualche sasso, facilmente evitabile, ma la neve è polverosa fino ai 2200m e al cambio di esposizione. Fino al rifugio neve molto pesante e crostosa, ma è un tratto comunque di relativa qualità in termini sciistici. Dopo il rifugio e il sentiero a scalini, che si percorre a piedi, neve scorrevole fin quasi all'uscita della valle. Nei pascoli si scia tra chiazze e bei prati fino a quota 1000, dove finisce la neve.

Meteo estremamente variabile, con alternanza di fine nevicata, grandi nuvoloni e ampi sprazzi di sereno.