Arpelistock : Traversata Col du Pillon-cabane Gelten m 2002 via col du Sanetsch e arete de l’Arpille
La traversata da Les Diablerets a Lenk nella Simmenthal mi intrigava da tempo, le cime come il Wildhorn, Schnidehorn, Widstrubel West non mi erano affatto nuove, le avevo salite in occasioni diverse per altri itinerari; ma visto l’attuale innevamento favorevole delle propaggini più ad Ovest dell’Oberland Bernese e le ottime condizioni ho pensato che era il momento giusto per provare quest’itinerario, inoltre la compagnia di Miki e Nico oltre che affidabile avrebbe reso più “leggero” e piacevole questo “viaggio”; su Sabrina è stata una specie di scommessa, l’avevo vista in azione solo alla capanna Mautino, ma mi è sembrata motivata e piena di entusiasmo e abbastanza preparata, pochi giorni prima mi aveva confidato di aver salito il Coglians da sola, una bella referenza. Le quinte del Massiccio de Les Diablerets dal Col du Pillon è tanto severo quanto Armonioso una vera calamita per lo sguardo; forse quest’angolo delle Alpi Svizzere è più conosciuto nel mondo del Free-Ride per la presenza di alcuni impianti che permettono l’accesso a degli itinerari di grande interesse con relativa facilità. Lo sci in questa Regione, caratterizzata dalle Alpi Vodesi, affonda le sue radici in anni lontanissimi, i primi mezzi che consentivano di compiere brevi sciate con attrezzi rudimentali furono treni e funicolari già a fine ‘800, precisamente nel 1892 una cremagliera piuttosto ardita venne costruita sul Rocher de Naye una cima di 2045 m ben più interessante della linea ferroviaria esistente tra Les Avants, e Sonloup, m 1149, utilizzata in quegli anni anche per l’attività sciistica. Niente di paragonabile con le funivie che oggi raggiungono Scex Rouge dal Col du Pillon o da Reusch (purtroppo anche sotto il profilo dell’impatto ambientale!!). Il massiccio dei Diablerets oggi è tutt’altra cosa di ciò che hanno raccontato per anni credenze e superstizioni su Diavoli, folletti, fate e gnomi e chissà quale altro singolare personaggio la cui attività era dispensare gioie o disperazioni alla popolazione locale. Oggi i protagonisti di questo straordinario ambiente sono cambiati, ma un senso di disperazione prende anche loro quando devono pagare il biglietto di sola andata per il Glacier 3000 al “modico” prezzo di CHF 63,00 !!?(ca. 72,00 €). La tappa del primo giorno, poco faticosa e molto bella per la vista sulla catena principale delle Alpi che ci accompagnerà con focus diversi per tutta la traversata, non presenta difficoltà particolari in condizioni normali e l’Arpelistock è una meta da non perdere.
Innevamento piuttosto abbondante, solo un brevissimo tratto ripido della cresta de l’Arpille eroso da azione combinata di sole e vento conviene percorrerlo con gli sci in spalla; il ripido tratto sotto la vetta dell’Arpelistock (ultimi 100 m) è ben tracciato ed al momento fattibile con gli sci ai piedi. La qualità era buona con lunghi tratti farinosi ed intonsi anche se sotto i 2400 si evidenziava la tendenza ad inumidirsi ed appesantirsi causa un discreto rialzo della temperatura dopo mezzogiorno. Pericolo di valanghe di neve asciutta relativamente debole sul percorso, possibili distacchi invece di neve bagnata, anche se sembravano manifestarsi soprattutto negli strati superficiali del manto.
ore 3 e 30 min ca di sola salita sino in vetta compreso soste e discesa da Scex Rouge al col du Sanetsch..
Il mattino nuvoloso con un leggero nevischio piuttosto umido, dalle 09:00 ampi spazi di cielo sereno si aprivano sul Vallese; alle 10:30 per lo più sereno e temperatura in netto aumento. In cima assenza di vento e clima gradevole quasi perfetto con visibilità ottima anche su lunghe distanze, solo piccoli cumoli sulle vette più alte (Bianco, Grand Combin, ecc.) poi scomparsi nelle ore pomeridiane.
Rifugio molto accogliente con gestore molto disponibile e simpatico.