Épaule du Zinalrothorn : Dalla cabane du Mountet
La testata della valle di Zinal è uno dei posti più suggestivi e grandiosi delle Alpi Vallesane se non dell’intero Arco Alpino; ghiacciai e seraccate caratterizzano gran parte delle cime imponenti alcune delle quali svettano oltre la fatidica linea dei quattromila metri di quota; come spesso accade la perfetta proporzione tra la dimensione di questi colossi di roccia e ghiaccio con il contesto ambientale in cui sono integrati non ti permette di percepire correttamente le reali distanze che bisogna percorrere per raggiungerne le sommità. La mia ultima visita alla capanna Mountet risale a moltissimi anni fa, successivamente in più di un’occasione ho salito montagne nelle immediate vicinanze del suo Bacino vallivo pertanto il ricordo non era molto stemperato; la prima evidenza che mi è apparsa subito chiara è la netta diminuzione del volume dei suoi ghiacci; anche le pareti Nord di colossi come l’Obergabelhorn, la Dent Blanche, il Grand Cornier, il Trifthorn mi sono sembrate decisamente più secche e magre, complice forse anche lo scarso innevamento di quest’anno. Mentre seduto davanti al rifugio con lo sguardo percorrevo le armoniose linee di questo scenario che neanche la più estrosa e geniale delle menti umane avrebbe potuto realizzare mi domandavo che perdita inestimabile sarebbe per l’umanità la scomparsa definitiva dei ghiacciai che impreziosiscono il paesaggio montano; e i torrenti, alimentati dalle acque di scioglimento, cesellatori di valli e pianure oltre che veicolatori di minerali e sostanze che fertilizzano e rendono più fecondi i territori che attraversano lungo i loro tumultuosi percorsi verso valle come sopravvivrebbero? Riflessioni percorse da una certa inquietudine che si sovrapponevano al desiderio per cui ero ritornato alla capanna Mountet, realizzare la salita a l’Epaule dello Zinalrothorn lungo l’arete du Blanc magari visitando anche il Blanc de Moming, con discesa nel bacino dell’Arpitetta un progetto affascinante che parzialmente avevo già tentato con scarso successo in anni passati. In questa occasione imprevedibili malanni fisici passeggeri, che hanno colpito alcuni degli amici con cui desideravo condividere questa gita, sono stati il motivo principale che ha scompaginato la possibilità di realizzare per intero il “Giro” che avevamo in mente. Nonostante ciò le emozioni sono state comunque tante, poter salire e sciare attorniati dalle straordinarie architetture della Weisshorn, dell’Obergabelhorn alle spalle del quale svettava la sommità del Matterhorn, della Dent d’Herens in secondo piano rispetto la glaciale sommità del Mont Durand, sciare sotto la Nord della Dent Blanche e del Grand Cornier sono stati momenti impagabili che mi hanno riportato indietro negli anni in cui tutto mi sembrava possibile, ma allo stesso tempo mi compiacevo di essere fortunatamente ancora in grado, sotto il profilo psico-fisico, di potermi esprimere ad un livello accettabile per tentare ancora “grandi itinerari”. L’Epaule du Zinalrothorn e la Terrazza del ghiacciaio de Moming sono rimasti fortunatamente ancora “terreno d’avventura” e spero che questo come alcuni altri nelle Alpi conservino ancora a lungo questa caratteristica, c’è credo ancora chi pensa che lo sci alpinismo praticato là dove è ancora possibile sbagliare percorso, dove è difficile e complicato trovare i passaggi, dove magari devi tornare indietro perché non è l’anno giusto per passare sia il luogo e la forma più appagante di quest’attività. Lo Zinalrothorn non è proprio conosciuto per i percorsi di sci alpinismo, ma il ghiacciaio sospeso, verso NE, tra cielo ed immani caotiche seraccate sotto l’Epaule, conosciuto con il nome di Terrazza di Moming” per dirla alla Francese è una “cadre grandiose” e va tentata da sciatori di montagna “confirmes” adeguatamente attrezzati ed in condizioni perfette.
Innevamento piuttosto scarso per il periodo, ma complessivamente di discreta qualità a condizione di aspettare che il sole ammorbidisca adeguatamente il manto nevoso; le notti serene hanno rigelato bene la neve anche piuttosto in profondità, sconsigliabile allo stato attuale iniziare la discesa prima delle 12:00 a questa esposizione. La splendida Arete du Blanc è in condizioni eccezionali, ben battuta e relativamente comoda in entrambe le direzioni per quel che ho potuto vedere e percorrere. Il pericolo valanghe sul percorso è praticamente inesistente se si rispettano gli orari di buon senso.
!° gg.) 4 h. e 50 min. di sola salita compreso soste;. 2° gg) 2 h e 30 min. ca. di sola salita compreso soste.
1° giorno) Tempo splendido, assenza di vento, temperature gradevoli, ottima visibilità; nel tardo pomeriggio qualche cumulo sparso. 2°giorno) Tempo splendido è relativamente fresco il mattino fino alla comparsa del sole. Assenza di vento anche in quota.
Discreto il Servizio, ma il personale forse poco adatto alla gestione di rifugi in quota. In questa stagione manca l'acqua.