Cima Fontana: Tour Fontana-Fellaria

Salita. Dal parcheggio della diga di Alpe Gera salire in alto al muraglione, tenere il lato destro del bacino in direzione di Gembré e la val Poschiavina. Salire nella valle e, poco dopo che la pista ciclabile finisce a circa un Km dopo l'alpeggio dell'alpe Poschiavina alla quota 2291m, abbandonare il sentiero principale e dirigersi su tracce in direzione N-E seguendo un ruscello che porta ad una piana nei pressi di un riparo per le capre con il tetto verde (quota 2396m carta CH 1:25000). Dietro la baracca salire il ripido canale seguendo tracce sempre meno evidenti e alcuni ometti di pietra, fino ad incrociare il sentiero che taglia alta la valle, alla quota di 2566m nei pressi di un laghetto. Seguire i bolli rossi/bianchi in direzione N-W passando sotto la parete dei Sassi Bianchi fino a cominciare a girarci intorno con una magnifica vista sul sottostante bacino di Alpe Gera, da dove il sentiero comincia a scendere leggermente. Arrivati ad un paletto di legno si apre la vista sulla vallata di Gembré da dove si vede il bivacco arancione. Scendere perdendo quasi un centinaio di metri, per andare a congiungersi al classico itinerario per la Cima Fontana che sale da Gembré. Da li si sale al passo Canfinal, si passa dal bivacco Anghileri-Rusconi e si sale ancora verso la spalla orientale quotata 2830m (dal bivacco si vede lontano un ometto sul profilo della cresta). Attenzione a questo passaggio esposto e delicato in caso di neve o ghiaccio: il sentiero costringe a mettere le mani per terra per passare il salto di roccia. Saliti all'altipiano dei laghetti comincia un lungo percorso in lieve salita, fra saliscendi e bellissimi specchi d'acqua, dove a sinistra diventa ben visibile il profilo della cresta E che verrà di li a poco salita. Arrivati all'ultimo laghetto (paletto n°9), la valle si apre nuovamente sull'ex bacino della vedretta di Varuna ormai scomparsa. Sono presenti diversi laghi e nevai. Da li si attacca la cresta E che per sfasciumi, mai troppo ripidi, porta in 30' alla vetta. In cima (quella vera è a sinistra) si gode un magnifico panorama a 360° su tutte le montagne circostanti e i ghiacciai tutt'intorno, senza dimenticare il lago di Alpe Gera. Discesa. Ripercorrendo a ritroso il percorso della cresta, ritornare nei pressi del paletto n°9 e, a circa 2950m, piegare decisamente verso N-W in direzione del ghiacciaio di Fellaria. Da qui in poi non ci sono più tracce di sentiero, ne ometti, il percorso fino ad arrivare al lago di Fellaria va trovato "a naso". Percorrendo in mezza costa sopra il grande mare di sassi che una volta era la vedretta del Varuna (sulla carta è ancora segnato sulla curva di livello dei 2900m), ci accorgiamo del terreno morbido, sintomo di un ghiacciaio ormai sepolto sotto i sassi. Piegare leggermente a sinistra per passare nei pressi di un grosso sasso rosso, dove il mare di sassi fa un cambio di pendenza un po' più ripido. Seguendo il ruscello puntare sempre la stelletta a sinistra (S-W) del turchese lago di Varuna, dove il fiumiciattolo si getta verso la sottostate vallata del ghiacciaio di Fellaria. Questo è un altro passaggio delicato del percorso: si attacca la discesa sulla sinistra, per poi attraversare il corso d'acqua 10m subito sotto e scendere verso destra per la ripida morena fino al pianoro sottostante nei pressi del laghetto Curnasè. Arrivati al laghetto si ha una splendida vista sulla seraccata del ghiacciaio di Fellaria che regala, ad intervalli irregolari, uno splendido spettacolo dei crolli di ghiaccio che cadono per oltre 100m. Ora bisogna dapprima scendere e poi attraversare la difficoltosa morena di detriti che scendono dal Varuna, dove all'inizio è composta da blocchi e detriti di piccole e medie dimensioni (tratto in discesa), ma che nella parte centrale si tramutano in sassi giganti anche come un camion. Questo è un tratto potenzialmente pericoloso, perché i blocchi, sia grandi che piccoli, si muovono e possono scivolare sopra il ghiaccio sottostante da un momento all'altro. Trovare la via più facile e sicura è difficile, ma prendendo la morena il più a S possibile, il passaggio è più breve! Passata la difficoltà, si attraversa facilmente il ghiacciaio. Fare solo attenzione ai tagli longitudinali, che costringono alle volte ad un zig-zag per evitare i crepacci più grossi; quasi nessuno è davvero pericoloso perché sono comunque chiusi, se non quelli dove il rivolo d'acqua del disgelo si infila profondo della coltre azzurra. Attraversare il ghiacciaio nella sua parte centrale, evitando di stare troppo sotto la caduta dei seracchi dalla sezione superiore e stare pure lontani dalla parte terminale, dove i blocchi cadono nel lago. Attraversato il ghiacciaio, attenzione al lato N-W perché ci sono dei crepacci più grandi, soprattutto nella parte terminale vicino al lago. Arrivati alla fine del ghiacciaio si segue la spiaggia fino a raggiungere il sentiero glaciologico Marson, che seguendo i bolli blu, in un un'oretta di cammino porta al rifugio Bignami. Ancora un'ultima ora di facile sentiero per tornare alla diga e il giro è completo.

Dalla diga di Alpe gera, si passa in Val Poschiavina, per salire al sentiero alto che porta verso il bivacco Anghileri-Rusconi, in vetta alla Cima Fontana e discesa verso il ghiacciaio di Fellaria, quindi il sentiero glaciologico fino al rifugio Bignami e rientro alla diga.

Giro molto lungo che può essere fatto anche all'inverso, da eventualmente spezzare in due giorni sfruttando il bivacco Anghileri-Rusconi (pulito e ben attrezzato con stoviglie e gas per 9 persone). L'attraversamento della morena del Fellaria sotto il Varuna è davvero molto delicata: richiede un buon senso dell'orientamento e capacita di trovare il percorso migliore.